Patrick Marini

Teatro di Besancon
Coup d’oeil du Théatre de Besancon

Claude Nicholas Ledoux (1736-1806)

Ma tale virtuale compenetrazione si legge ben più chiaramente nel Teatro di Besancon, costruito tra il 1775 e il 1784, e tuttora esistente: qui il solido minore è fatto aggettare più decisamente. Nelle lettere al governatore Lacoré, Ledoux afferma, e lo ripeterà nel commento alle tavole di progetto nella Architecture che era sua intenzione di creare in questo teatro qualche cosa di assolutamente nuovo. Le nuove idee per gli interni non sono completamente sue. Non mancano suggestioni da Blondel e la riscoperta di certi accorgimenti degli Antichi, che già Cochin, Arnaldi e Dumont avevano messo in luce. Egli diede alla sala una pianta semicircolare ed al posto dei palchi pose delle balconate ad anfiteatro; provvide di posti a sedere la platea per eliminare il disturbo della gente in piedi e rese invisibile l’orchestra rimuovendola dalla ubicazione tradizionale tra la scena e la platea. Ledoux apportò dunque queste modifiche tanto per ragioni funzionali, quanto estetiche. Preferì una sequenza ininterrotta di balconate alle «scatole di legno» dei palchi, e non lasciò posto alla decorazione. Innanzi alla balconata superiore collocò una serie di colonne analoghe a quelle del Teatro Olimpico di Palladio. In una sua incisione della sala (Coup d’oeil du Théatre de Besancon), che rappresenta la sala riflessa in una gigantesca pupilla, rivela una forte propensione per l’insolito. Ritornando all’esterno, si intuisce che Ledoux pensò di nascondere con un parapetto il tetto a falde che il clima nordico imponeva, mentre avrebbe senz’altro preferito un tetto piano.

Emil Kaufmann
Tre Architetti Rivoluzionari – Boullée Ledoux Lequeu

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