Patrick Marini

aprile 23, 2007

Downshifting, la filosofia dell’ozio creativo

Filed under: Mondo che cambia — π@3κ @ 2:06 pm

Buttiamo un sasso nello stagno della fretta
Giacomo Balla, Velocità d’automobile, 1913
DENARO – Siamo circondati dalla cultura del credito “Compra Subito, Paga Dopo” e ci siamo dimenticati del vero valore dei nostri guadagni. Controlla il tuo debito e previeni l’indebitamento eliminando una carta di credito.
Mantra – Più soldi spendi, più a lungo dovrai lavorare per pagarli.
Ricorda – Le migliori cose nella vita sono gratis.

TEMPO – Quando troverai il miglior modo di utilizzarlo, ti si aprirà un intero nuovo mondo. Non avrai bisogno di oggetti costosi. Che ne è dei giochi da tavolo, dell’impicato, della lettura, dell’interagire e parlare come una famiglia? Ci siamo semplicemente dimenticati come farlo.
Mantra – A cosa serve una fortuna se non hai tempo per spenderla?
Ricorda – Il regalo più prezioso di tutti è il tempo.

SPRECO – Rubinetti aperti, sacchi della spazzatura pieni, luci lasciate accese – Un modo facile per incominciare potrebbe essere il compostaggio domestico. Caffè, sacchetti del te bucce di verdura e frutta si tramuteranno in “oro nero” se messi in un composter. Ideale per la prima piantagione di primavera.
Mantra – Metti un freno ai rifiuti e all’uso di energia e stai attento allo spreco!
Ricorda – Riempire la terra è a un passo dalla terra piena.

DARE – Si ha un grande senso di gratificazione quando si da alla propria comunità. Sia volontariato o beneficenza, o facendo un po’ di giardinaggio per case di ricovero. Non puoi immaginare quanto brillerai nella vita di chi è meno fortunato.
Mantra – Fai quest’anno l’anno del tuo volontariato.
Ricorda – La gentilezza è infetta, passa il morbo a qualcun altro.

CIBO – Apprezza il fantastico ritorno dei piatti semplici e salutari. Cucinare cibo fresco è meno costoso e spesso più veloce delle alternative precotte, con vantaggio di gusto e salute. Se non hai tutti gli ingredienti sostituiscili o non metterli, ma soprattutto gioisci nel preparare il tuo pasto.
Mantra – Sbuccialo, fallo saltare, condiscilo, amalo!
Ricorda – Liberati dalla paura e appaga il divertimento e la fantasia della semplice cucina casalinga.

COMUNITA’ – La linfa della nostra comunità fluisce nei negozi locali e nei mercati rumorosi; hanno bisogno del nostro aiuto come non mai. Facendo nuoivi acquisti settimanali incoraggiamo favoriamo le produzioni stagionali. Darai nuovo stimolo a questa preziosa risorsa.
Mantra – E’ ora di esplorare i nostri supermercati!
Ricorda – Una strada principale senza negozi locali decenti è una strada che ha perso la sua importanza.

DIVERTIMENTO – Hai mai desiderato liberare i tuoi talenti nascosti? Con così tanti modi di liberare la tua mente e semplicemente sentirsi bene, è solo questione di lasciarsi andare. Fare cartoline di auguri, dipingere, fare delo giardinaggio. Lasciati ispirare!
Mantra – C’è una vita la fuori.
Ricorda – Come farai a sapere cosa c’è sotto se non scalfisci la superficie?

Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca. [Milan Kundera, La lentezza]

Imparate a perdere tempo
di Francesca Amoni

Di corsa, affannati, divisi tra mille impegni, con i minuti contati. Instancabili. Attivi. Il cellulare? È sempre acceso. Chiamate di continuo. Risposte rapide e sbrigative. È ancora uno status symbol la mancanza di tempo? Negli Stati Uniti, la parola d’ordine sta diventando downshifting, ovvero rallentare, scalare la marcia, rinunciare volontariamente a una parte di reddito in cambio di tempo per stare con se stessi, i figli, il partner, gli amici. C’è perfino un movimento, La semplicità volontaria, che propone libri, dibattiti, newsletter e gruppi di sostegno. Il suo motto? Less is more, di meno (meno lavoro, meno corse, meno debiti) è di più (più ore con chi si ama). Lo stesso messaggio è lanciato dalla regina del talk show più seguito dagli americani, Oprah Winfrey, nel suo nuovo ma già popolarissimo mensile O. Oprah auspica il ritorno allo “spirito della famiglia”, perché se, vent’anni fa, erano i problemi economici la principale causa dei conflitti coniugali, oggi è la mancanza di momenti insieme. Il che coincide con quanto consiglia John D. Drake, psicologo e consulente aziendale, nel volume How to work less and enjoy life more (come lavorare meno e godersi di più la vita, ed. Berret-Koehler). È un manuale di self-help come ne circolano tanti negli Stati Uniti, con un programma da realizzare attraverso piccoli e graduali cambiamenti. “Prima di tutto devi soppesare, valutare la tua esistenza, ascoltare il disagio, perché potresti scoprire che stai barattando il denaro con il tempo”, dice Drake. “Pochi si decidono a mettere in atto piccole strategie, del tipo: non lavorerò oltre le 17.30, né nel weekend. Finché un evento traumatico, come la richiesta di divorzio da parte del partner o problemi di salute, non impongono un brusco cambiamento di rotta. Anche se dopo l’11 settembre, con la guerra e i suoi costi economici, non sembra il momento più adatto per lavorare meno, piccole trasformazioni fanno bene al singolo e alla comunità”. Pioniere del cambiamento fu Robert B. Reich, ministro del Lavoro durante la prima presidenza Clinton: scandalizzò tutti, dimettendosi da quell’incarico tanto prestigioso per passare più tempo con la famiglia. “Conosco numerosi downshifter che sembrano felicissimi della loro nuova vita “rallentata”. Io ho abbandonato un lavoro di 15 ore a Washington per uno di nove a Boston, e non potrei essere più contento”, scrive l’ex ministro in L’infelicità del successo (Fazi), ormai un libro di culto negli Stati Uniti, da poco uscito in Italia. Confessa di aver spulciato, anche lui, tra manuali fai-da-te, audiocassette, corsi a domicilio, newsletter e guide, per trovare un equilibrio migliore tra il lavoro e il resto della vita. “Sta diventando sempre più difficile da raggiungere”, spiega, “perché la logica della nuova economia fa sì che si presti più attenzione al lavoro e meno alla vita individuale”. Ma la promessa della modernità era un’altra: tecnologie e rivoluzione elettronica avrebbero dovuto consentirci di avere sempre più tempo a disposizione. Un tempo liberato, si diceva. Un tempo per noi stessi. Per la cura del corpo e dell’anima. A ben guardare, la promessa è stata mantenuta: in un secolo, le ore di lavoro di un dipendente sono scese dalle 3.160 all’anno dell’inizio del Novecento alle circa 1.750 di oggi. Chi ottiene il primo impiego a 20 anni e smette a 60 lavora 80 mila ore su 530 mila di vita. Gliene restano 450 mila, di cui – tolte almeno dieci al giorno per dormire, mangiare e così via – più o meno 230 mila per fare ciò che desidera. “E non è poco”, commenta Domenico De Masi, docente di Sociologia del lavoro all’Università La Sapienza di Roma e autore di Ozio creativo (Rizzoli). “Ma l’accelerazione tecnologica e le modalità di organizzazione del lavoro sono sconfinate nel tempo libero. Chi si guadagna da vivere con il cervello (un 40 per cento) difficilmente riesce a staccare la spina, anche la sera o nel fine settimana. E chi svolge un lavoro intellettualmente poco impegnativo, passa gran parte del tempo a raggiungere la fabbrica o l’ufficio”. Per spiegare che cosa è accaduto, al pubblicitario Antonio Rainò è venuta in mente l’immagine dell’uovo. Nell’era industriale fordista, la giornata media di una persona poteva essere paragonata a un uovo: il guscio rappresentava la giornata di 24 ore e conteneva, ben divisi, il tuorlo (il tempo dedicato al lavoro) e l’albume (quello riservato agli svaghi). Ora, dice Rainò, il tuorlo s’è rotto, mescolandosi all’albume. Così diventa difficile separare i diversi momenti della giornata. “Il richiamo del duro lavoro”, osserva Reich, “si intrufola in tutti gli spazi vuoti della vita, perché ai fax, ai messaggi di posta vocale ed elettronica, ai cercapersone, ai cellulari bisogna rispondere. Ci rintracciano quando stiamo facendo altro: quando camminiamo, viaggiamo o dormiamo. Certo, questi aggeggi si possono spegnere, ma la tentazione di tenerli accesi per nuove opportunità professionali, o di incontri, è grande”. Gli americani, data la grande competizione e la dinamicità del mercato, stanno lavorando duramente: ogni anno, in media, 350 ore in più rispetto agli europei e perfino ai giapponesi, notoriamente super laboriosi. “Ma con il tempo, anche gli altri “vorranno” imitare gli americani, man mano che le loro economie seguiranno il percorso tracciato dagli Usa”, sostiene ancora Reich. In breve, i vantaggi della nuova era hanno un prezzo: vite più frenetiche, meno sicure, economicamente più divergenti, socialmente più stratificate. Tanto che la condizione odierna per eccellenza è la fatica, e non l’ozio. “Perché non ci sono maestri che l’insegnano. C’è solo chi insegna il lavoro”, dice De Masi. “Invece, l’ozio è l’anticamera della creatività, mentre il lavoro è onnivoro, assorbente, tutto finalizzato a soddisfare i bisogni quantitativi”. Di recente, anche le nostre librerie pullulano di manuali che consigliano le modalità più diverse per rallentare il passo. Dall’ormai celebre trilogia del filosofo francese Pierre Sansot, Passeggiate, Sul buon uso della lentezza e Vivere semplicemente (Pratiche), all’Arte di non far nulla della scrittrice Veronique Vienne (Mondadori). Dall’Elogio della siesta di Bruno Comby (San Paolo) a Le virtù dell’ozio di Armando Torno (Mondadori). Mentre David Le Breton, docente all’Università di Strasburgo, in Il mondo a piedi. Elogio della marcia (Feltrinelli) riafferma il valore del camminare. Lo definisce un modo di aprirsi al mondo, che fa nascere l’amore per la semplicità e per la lenta fruizione del tempo. Un espediente per riprendere contatto con se stessi, perché nell’andare ci si interroga, si medita su un’inattesa gamma di questioni che affiorano alla mente, e che non troverebbe udienza altrimenti. Potrebbe sembrare una forma di nostalgia, oppure di resistenza, mentre rappresenta il trionfo del corpo e soprattutto dei piedi, che al momento servono soltanto a guidare l’automobile, a salire sui mezzi pubblici o a fare pochi passi. Vero è che lui, in fondo, a correre va nel fine settimana. Ma Le Breton ha la risposta pronta: l’aver ridotto il camminare a un’attività di svago la dice lunga sulla considerazione che, nella società di oggi, hanno il corpo e il tempo. Ma davvero siamo tanto avidi di momenti liberi? Davvero ci mancano? O, piuttosto, vogliamo occupare a qualsiasi costo quelli che abbiamo? “I tempi morti ci mettono di fronte alla precarietà della vita. E l’accelerare comporta la saturazione di ogni porosità della giornata”, precisa Romano Màdera, psicoanalista junghiano. “E se una volta c’erano l’essere e l’avere, ora c’è il fare in continuazione, per non avvertire l’abisso depressivo, disfunzionale alla vita sociale. Il diffuso ricorso alle tecniche di meditazione orientale, ai massaggi e alla stessa psicoterapia sono nient’altro che contromosse: mi fermo e prendo del tempo. Un fare, senza fare”. Sulle soluzioni individuali, però, sullo scalare la marcia da soli, Reich è molto scettico. In fondo, dice, siamo tutti su uno stesso treno, che va a forte velocità. E avverte: “Possiamo riflettere su come ci piacerebbe vivere la vita. Possiamo gestire meglio il tempo, spendere meno soldi, camminare, smettere di guardare la televisione. Però operiamo all’interno di un sistema, dove le scelte sociali influenzano quelle personali. E per cambiare il nostro stile di vita, dobbiamo partire dalle decisioni prese come collettività”.

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4 commenti »

  1. Io sono convinto che la metà di quello che possediamo non la utiliziamo, che il 50% dei soldi che spendiamo li sprechiamo e che, quindi, potremmo lavorare tutti molto meno e goderci così il bene più prezioso, il tempo libero. Armando Novi.

    Commento di Armando Novi — ottobre 26, 2007 @ 8:09 pm

  2. C’è un bellissimo libro di simone perotti “adesso basta” che parla di tutto ciò….
    il single è il genere umano che consuma di più….
    ricordatelo….e le masse sono quelle che vengono prese sempre in giro da tutti….

    Commento di gio — aprile 6, 2010 @ 7:28 am

  3. io ci sto per provare comincio a gennaio 2011

    Commento di Rolando Sottani — agosto 29, 2010 @ 7:26 pm

  4. E’ sempre stata la mia filosofia di vita, a volte inciampi nelle corse ai soldi degli altri e per un momento ti travolgono…
    Chi rincorre i soldi non sarà mai felice e non sarà mai in equilibrio con se stesso…MEDITATE GENTE MEDITATE!!!

    Commento di Silvia Sinigaglia — luglio 22, 2011 @ 9:04 am


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