Patrick Marini

aprile 23, 2007

Petrolio al bando, ecco le transition town

Filed under: Mondo che cambia — π@3κ @ 10:38 am

Corriere della sera, 20 aprile 2007
di Paola de Carolis
Sempre di più in Gran Bretagna le città che puntano ad una riconversione ecologica eliminando auto, plastica, viaggi aerei… Uno scorcio di Kinsale, in Irlanda, una delle prime «transition town»
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LONDRA (Gran Bretagna) – Come proiezione è preoccupante: tra cinque anni avremo consumato metà delle riserve naturali di greggio. Questo, almeno, è quanto sostiene Rob Hopkins, docente universitario e fondatore di un movimento che in Gran Bretagna e in Irlanda sta prendendo piede a ritmo sostenuto. Si chiama Transition towns (www.transitiontowns.org) e l’obiettivo è di convertire centri abitati a un’esistenza ecologica che faccia a meno del petrolio e dei suoi derivati.
«GOVERNO ASSENTE» – «Il governo parla di riforme verdi, ma alla fine non cambia niente», ha sottolineato Hopkins in una recente intervista al Guardian. «Il nostro movimento è per chi è stanco di aspettare e alle parole preferisce misure concrete». Un richiamo che la gente ha sentito. Perché è questa la differenza tra Transition Towns e altre organizzazioni che si battono per una maggiore sensibilità ecologica. Il gruppo di Hopkins passa la palla ai cittadini. Che siano loro a movimentare il governo dando il la e avviando iniziative efficaci e a basso costo.
PRIME ESPERIENZE – Apripista è stata Kinsale, in Irlanda, dove l’iniziativa, partita l’anno scorso, ha ottenuto anche il sostegno finanziario del Comune (che ha contribuito con una cifra moderata, 5.000 euro, ma «è sempre meglio di niente», sottolinea Hopkins). Le abitudini maturate nel corso di mezzo secolo non si cambiano da un giorno all’altro, ma tentar non nuoce. Così i Transition Townies – questo il nome di coloro che aderiscono al movimento – stanno facendo una campagna educativa nelle scuole per convincere istituti e studenti della necessità di raggiungere le aule non su quattro ruote, ma due: in bicicletta. E perché no, dato che grazie a Transition Towns ci sono oggi a Kinsale più piste ciclabili dell’anno scorso? Non è che l’inizio. Perchè come in tutti i centri “transizione” – e sono già diversi, Totnes, Falmouth, Moretonhampstead, Lewes, Ottery St Mary, Stroud, Ivybridge, Lampeter, nonchè il quartiere di Brixton a Londra e l’intera città di Bristol – l’accento non è solo sul trasporto, ma anche su tecniche di agricoltura sostenibili, sul consumo di prodotti locali, sull’energia alternativa.
SOLE E ANTICHI MESTIERI – A Totnes, nel Devon, l’obiettivo è di installare, entro luglio, pannelli solari su 50 abitazioni, un esperimento che se avrà successo verrà esteso a tutta la cittadina. E dato che la presenza di greggio e petrolio ha da una parte semplificato la vita, ma dall’altra «creato una generazione che ha dimenticato arti antiche», ecco una serie di seminari per «rieducare la gente ai mestieri dei loro genitori». Come crescere le verdure nell’orto, come bruciare la legna nel modo meno dannoso per l’ambiente, come fare il pane, come rammendare le calze, come cucinare usando solo prodotti stagionali: dal giardino alla tavola, in pratica, senza bisogno di supermercati, di cipolle spagnole o fragole cilene.
COMUNITA’ E APPARTENENZA – Secondo Duncan Law, “townie” volontario di Brixton, si tratta di un progetto che crea un senso di comunità e di appartenenza. «In genere il messaggio sull’ambiente è esclusivamente negativo, la filosofia di Transition Towns invece è positiva, nel senso che tutti possiamo fare qualcosa e, nel nostro piccolo, cambiare il mondo. In un quartiere come Brixton, dove non c’è un grande senso di solidarietà e ci sono vicini di casa che si conoscono appena, un’iniziativa che unisce la gente nel bene comune non può che essere benvenuta».

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