Patrick Marini

aprile 16, 2007

Se la luce diventa ossessione

Filed under: Inquinamento luminoso — π@3κ @ 2:13 pm

Corriere dell Sera, 16 aprile 2007
intervista a Massimo Cacciari di Pierluigii Panza
Il sindaco filosofo e l’ansia da illuminazione globale: «E’ lo specchio della crisi di identità delle metropoli»
mondo notte

La luce è ciò che rende visibili tutti gli enti, e quindi anche noi stessi e il mondo. Per questo motivo, la luce è all’origine di molte spiegazioni religiose e scientifiche sulla nascita dell’universo. Per questo il mondo cerca di restare sempre acceso e per questo rischia di danneggiare le proprie risorse energetiche.
Se Aristotele scriveva nel «De Anima» che «la luce rende i colori che sono in potenza in atto», il filosofo- sindaco Massimo Cacciari, architetto honoris causa dall’università di Genova, accende la luce sul tema su un’età antecedente quella del filosofo greco.
«Il tema della luce domina la cultura filosofica e le tradizioni religiose, non solo europee, sin dall’inizio. Basti pensare al ruolo simbolico che la luce svolge nella Genesi, nella filosofia greca e nel platonismo, dove aspetti religiosi e filosofici si fondono. In questi contesti emerge in un duplice aspetto. Una dimensione è quella per cui la luce è condizione generale dell’apparire, e quindi un Inizio sovraessenziale dove non è l’elemento dell’apparire bensì la condizione dell’apparire stesso. In secondo luogo, la luce emerge anche come ciò che noi vediamo, tanto che Euripide diceva “dolce è vedere la luce”».
È sia potenza che atto, insomma?
«Diciamo che la luce è così articolata: la lux è il sovraessenziale (il Sole del sole); il sole è il lumen che si moltiplica nei raggi. Quando la luce è oggetto della visione, parliamo di lumen . Lux, lumen , radium e splendor sono le articolazioni della luce».
Dunque la luce, nella sua rticolazione in raggi è anche elemento di congiunzione tra Oriente e Occidente, almeno attraverso il più celebre trattato di Al Kindi, il «De Radiis». E in entrambe le tradizioni è segno di potere, basti pensare al ruolo che assume la luce nel «Paradiso» di Dante…
«La luce rappresenta il potere divino perché è scritto nel “Vangelo” di Giovanni, che riprende il tema biblico di Dio come luce. Dio è lux, il figlio è lumen . L’analogia tra padre e figlio dominante nell’iconologia cristiana fa riferimento alla luce. La lux, creando, diventa lumen e i raggi sono le creature, i raggi sono la molteplicità. Questo è l’universo teofanico ed è anche la descrizione della luce come sistema di potere e diffusione».
Poi la luce, nella tradizione occidentale, diventa elemento di progresso, sino ad arrivare all’uso dell’energia e alla prima abitazione privata illuminata nel 1880.
«La storia della luce si accompagna a quella della scoperta scientifica fin da subito, già dalla ricerca copernicana e poi con l’Illuminismo, che vuol dire appunto rischiaramento ».
Questa descrizione è valida ancora oggi? Paul Virilio parla di luce come simbolo di potere per le città…
«Certamente. La luce è in tutta la tradizione un simbolo di onnipotenza. È l’Uno da cui tutte le differenze provengono e in cui tutte le differenze tendono a risolversi. C’è una forte carica identitaria nella luce! L’ossessione della città illuminata — quasi una Gerusalemme celeste in terra — è una ossessione di omnivisibilità dominate oggi. Ed è una interpretazione unilaterale, perché i raggi sono, invece, differenza e molteplicità. E questo lo dice bene Hegel in un passaggio della “Fenomenologia dello Spirito” quando critica la luce come sostanzialità priva di forma. Hegel è contro l’idea di un tutto illuminato. Dice no all’omnidominanza della luce. La luce deve decomporsi nei raggi se vuole la vita, la luce deve sacrificarsi per far apparire il molteplice della vita».
Anche oggi l’uso della luce per illuminare i monumenti di una città o di un paese rappresenta un consumo identitario?
«Sì. L’ossessione della luce è sintomo di un’ansia, di uno stress da sradicamento. Si pensa di superare questa situazione di sradicamento esistenziale e di perdita identitaria in modo semplice e unilaterale: accendendo la luce in città, come si fa in casa. Poiché non so chi io sia, e chi sia l’altro, anziché accettare il gioco del chiaroscuro, dei raggi, si pensa che basti accendere la luce. E così i cittadini chiedono ai sindaci di far luce in città anche di notte, e non una luce plurale, modulata, metaforicamente e di fatto. Basta che sia luce».
Anche l’architettura del Novecento, specie con Le Corbusier, diventa un’arte in costante rapporto con la luce…
«Adolf Loos resta, secondo me, uno degli ultimi architetti del chiaroscuro, del collegamento tra interno/esterno, luminoso/segreto. L’interno non deve trasparire fuori, per Loos. Poi, certe utopie alla Bruno Taut, o la cosiddetta architettura di cristallo, hanno piegato l’esperienza architettonica verso la ricerca della pura luce. Da qui il trionfo dell’architettura di vetro nel Novecento. L’architettura di vetro è più rassicurante, ma è l’architettura dell’utopia».
Ed è anche quella dei consumi, il grande tema di oggi. Guardando il mondo dal satellite lo si vede tutto illuminato. Il settore dell’illuminazione domestica non è il settore che più incide sui consumi di elettricità, ma ha la sua importanza: in Italia, la quota annua di energia elettrica destinata a tale uso è superiore ai 7 miliardi di kilowattora. Così tanto che chi gestisce la rete di trasmissione elettrica ha attivato il meccanismo dei clienti interrompibili.
«L’architettura della luminosità è stata anche quella di colossali sprechi energetici. Per la realizzazione del regno della luce si sono moltiplicati i lumina della città e creati grandi edifici con dispersioni di calore ed energia. Si è abbandonata la logica vitruviana della firmitas , utilitas e venustas ».
È un problema da risolvere in sede legislativa?
«Io spero che sempre più si affermino norme che costringano a una considerazione attenta alla economicità nella costruzione di edifici e di oggetti e norme gestionali che diventino più cogenti. E ciò vale per tutte le politiche energetiche. Nel Sud Italia, ad esempio, qualsiasi nuovo edificio dovrebbe essere dotato di attrezzature per autosufficienza energetica come i pannelli solari».
E la sua Venezia, che nella pittura del Settecento era la città della luce, ora è accesa o spenta?
«Più che della luce, era la città del colore che delira oltre ogni segno. Quella di Venezia è sempre stata luce incarnata; non regno della luce! Anche qui, oggi, in ogni calle vorrebbero più luce; è la psicologia della gente che vuole ciò. Le persone sono inquiete e spaventate, perciò cercano rassicurazione. Tutti noi cerchiamo disperatamente di vederci chiaro. E pensiamo che basti un po’ di luce per vederci meglio».

novembre 20, 2006

Buio primordiale addio

Filed under: Inquinamento luminoso — π@3κ @ 1:40 pm

la Terra fotografata dal satellite ci mostra un immenso spreco di energia che ha ovvie e gravissime ripercussioni sull’ambiente. Non solo: l’inquinamento luminoso crea attorno al pianeta un alone che ci impedisce di vedere le stelle: fino al secolo scorso, da una qualsiasi città d’Europa, di notte, si osservavano a occhio nudo almeno duemila astri. Oggi, non più di sessanta.

l’impatto dell’inquinamento luminoso è più grave sull’ambiente costiero: fari e neon disturbano le migrazioni degli uccelli. Per l’International Dark-SkyAssociation, lo spreco di luce negli Stati Uniti equivale a 23 milioni di barili di petrolio all’anno, ovvero 1 miliardo e 300 milioni di dollari in fumo.

Dal cielo l’Italia è uno dei paesi che si distinguono meglio. La ragione è semplice: dissipiamo moltissima luce nello spazio. L’astronomo Pierantonio Cinzano prevede che nel 2025 l’inquinamento ottico avrà cancellato il buio primordiale anche in Maremma, sul Gennargentu e nel parco del Pollino: gli unici tré territori, in Italia, dove si può ancora ammirare un cielo notturno in assenza totale di luce. L’Uai (Unione astrofili italiani) ha quantificato questo ingiustificato spreco: ogni anno, la cattiva gestione degli impianti d’illuminazione dilapida 350 milioni di euro. Legambiente ritiene che basterebbe montare sugli impianti lampade ad alta efficienza per risparmiare l’energia sufficiente a fornire elettricità a una città di 125 mila abitanti.

luglio 30, 2006

La Città e il diritto alla Natura – 1930

Filed under: Inquinamento luminoso, Pillole, Urbanistica — π@3κ @ 5:03 pm

Chicago Jens Jensen architetto del paesaggio di Chicago
( Dybbøl, Slesvig, Denmark 1860, Ellison Bay in Door County, Wisconsin 1951)

«Chiunque ha diritto a una casa dove il sole, le stelle, i campi aperti, i grandi alberi e i fiori siano liberi di impartire un’indisturbata lezione di vita».

“everyone is entitled to a home where the sun, the stars, open fields, giant trees, and smiling flowers are free to teach an undisturbed lesson of life.”

luglio 12, 2006

Luna e GNAC – 1952/62

Filed under: Inquinamento luminoso — π@3κ @ 2:35 pm

Da “Marcovaldo” di Italo Calvino (1923-1985)

La notte durava venti secondi, e venti secondi il GNAC. Per venti secondi si vedeva il cielo azzurro variegato di nuvole nere, la falce della Luna crescente dorata, sottolineata da un impalpabile alone, e poi le stelle che più le si guardava più infittivano la loro pungente piccolezza, fino allo spolverio della Via Lattea, tutto questo scritto in fretta in fretta, ogni particolare su cui ci si fermava era qualcosa dell’insieme che si perdeva, perché i venti secondi finivano subito e cominciava il GNAC. …. scarica il racconto in pdf (170KB)

giugno 20, 2006

Troppe luci ci rubano le stelle – 2006

Filed under: Inquinamento luminoso — π@3κ @ 10:55 am

di Antonio Cianciullo (La Repubblica 20 Giugno 2006) 

L’eccesso di illuminazione crea sprechi e aumenta l’inquinamento

A più di un italiano su due ruba la notte oscurando la Via Lattea. Allontana il traguardo di efficienza fissato dal protocollo di Kyoto. Costituisce una tassa occulta, milioni di euro sottratti al portafoglio e regalati allo smog. L’inquinamento luminoso, quel la macchia bianca pulsante che nelle foto notturne copre quasi l’intero territorio dell’Europa e del Nord America, è diventato una presenza ingombrante. E per frenarlo sta crescendo il fronte che si batte per la difesa del buio. Negli Stati Uniti la International Dark-Sky Association ha calcolato che il cattivo uso della luce negli States fa sprecare 23 milioni di barili di petrolio. In Spagna il quotidiano El Pais ha stimato in 132 milioni di euro il costo della cattiva illuminazione, senza contare i danni prodotti dalla 300 mila tonnellate di anidride carbonica che vengono sparate in cielo andando ad accelerareilriscaldamentoglobale.
In Italia è la Legambiente che, assieme all’Università di Padova, ha appena prodotto un’indagine nazionale sull’efficienza dell’illuminazione pubblica. In realtà più che di efficienza bisognerebbe parlare di sprechi. Oltre il 30 per cento dell’energia prodotta viene dilapidata per colpa di un sistema di illuminazione primitivo: lampade disposte malamente, globi che sparano verso l’alto invece di luci semiradenti applicate alla pareti delle case, tecnologie a bassa efficienza.
Ma c’è anche chi va controcorrente. Pavia possiede il parco lampade più avanzato, con un’efficienza del 47 per cento superiore alla media. Al secondo posto c’è Siena. Molto buona anche la posizione di due città medio piccole del Sud: Caltanissetta e Catanzaro. Se tutti i Comuni fossero efficienti come Pavia, si avrebbe un risparmio energetico complessivo che consentirebbe di fornire elettricità gratuita a 125 mila persone, cioè ad una città come Vicenza.
E una mancata emissione di 206 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno.
Trapani,Verbania o Rimini potrebbero dimezzare il budget per l’illumiazione. Altri 13 capoluoghi avrebbero un risparmio superiore al 40 percento. «Sono numeri su cui riflettere», afferma Roberto Della Seta, presidente di Legambiente. «Mostrano ritardi gravi, ma anche la possibilità di uno sprint per riguadagnare terreno e competitività». E per Valerio Calzolaio, promotore della campagna per una legge quadro sull’inquinamento luminoso, «abituarsi a tagliare gli sprechi è utile anche dentro casa e negli uffici, dove si può ottenere una luce più gradevole ed efficace risparmiando sulla bolletta».

luglio 12, 2004

Che ne è del paesaggio al calare della notte? – 2004

Filed under: Inquinamento luminoso, Paesaggio — π@3κ @ 2:14 pm

di Ruth Hungerbühler e Luca Morici sociologi (Università Svizzera Italiana)
Fiat Lux. Il paesaggio notturno tra vita di notte, sicurezza, inquinamento luminoso (2004)

Al calare della notte i paesaggi si costellano di punti luminosi visibili anche a grandi distanze. Si tratta d’illuminazione pubblica e privata funzionale soprattutto alla visibilità, alla sicurezza e alla pubblicità. Tali luci sono una manifestazione dello sviluppo dell’urbanizzazione e delle infrastrutture sul territorio. A tali luci si va affiancando un’illuminazione che intende trasformare spazi, creare ambienti gradevoli e valorizzare monumenti. E’, infatti, soprattutto in nome del tempo libero e del turismo che continua oggi l’opera di trasformazione del paesaggio notturno.

E’ raro poter osservare in Europa un paesaggio che sia allo stesso tempo abitato e illuminato esclusivamente dalla luna. Le luci artificiali sono un elemento antropico privilegiato per indicare e rilevare la presenza o meno dell’uomo in un luogo. Paradossalmente la notte può lasciar vedere aspetti di un paesaggio che di giorno sono oscurati: monti che di giorno appaiono agli sguardi totalmente disabitati, di notte possono rivelarsi colonizzati dalle luci artificiali soprattutto di strade e abitazioni. I paesaggi cambiano sotto la continua riorganizzazione del territorio e l’aumento e la diffusione di luci possono spiegare come un paesaggio si sia modificato inesorabilmente nel corso del tempo se confrontato con i paesaggi della memoria: “Quello che più mi colpisce e mi impressiona di questo paesaggio notturno è che le nostre colline si sono accese. Alla sera vedi dappertutto sulle colline le luci private e pubbliche. Io ho in mente che in passato il paesaggio era molto più buio” (Davide, Lugano).

Molti paesaggi sono illuminati ancor prima che la notte sia affermata, e sino al levare del giorno. Gli abitanti che hanno questo sguardo al paesaggio, denunciano una sorta di giorno perpetuo che sottrae l’avanzare della notte o del giorno e ruba il gioco d’ombre di un’alba o di un tramonto. Per loro la presenza diffusa di luci può rendere un paesaggio notturno incompleto, sottraendo il cielo, il buio e le stelle alla notte: “Qui il paesaggio di notte è tristemente incompleto a causa delle luci delle città vicine non vediamo molte delle stelle che si vedrebbero.”(Benz, Verscio)

Dal punto di vista sociale l’inquinamento luminoso è osservato come una minaccia, non tanto per l’ambiente, quanto per la società stessa. L’illuminazione artificiale del cielo notturno, infatti, mette in pericolo la percezione dell’universo, elemento fondamentale della cultura umanistica e scientifica. Come segnala il rapporto ISTIL 2001, più di metà della popolazione dell’Unione Europea ha perso la possibilità di osservare la Via Lattea, “la propria casa nell’Universo”, ad occhio nudo.

Molti intervistati osservano, tuttavia, l’importanza del cielo stellato perché favorisce sentimenti di armonia, bellezza, umiltà, esaltazione; perché misura e ridimensiona l’uomo nel cosmo, cioè “mette in contatto con la natura”, “fa capire quanto si è piccoli e quanto sia grande l’universo”. Le stelle divengono importanti non solo per una questione estetica o romantica, ma perché “… fa parte di un percorso educativo dell’uomo accorgersi di essere su un pianeta disperso nell’universo. Ed è un percorso esistenziale che l’uomo può fare con la facilità di alzare gli occhi al cielo.” (Giovanni, Lugano).

Bisogna educare a guardare il cielo, perché il cielo non si lascia più guardare da solo.”
(Giovanni, Lugano).

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