Patrick Marini

luglio 22, 2006

Blade Runner – 1982

Filed under: Arte, Formazione, Mondo che cambia, Urbanistica — π@3κ @ 1:04 pm

di Ridley Scott

LOS ANGELES, NOVEMBER 2019 .. Roy: I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time like tears in rain. Time to die.
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i corridoi fra i grattacieli, i luminosi neon rossi, i mix di imbottiture anni Quaranta e lo splendore high-tech giapponese descritti da Syd Mead, che ha visualizzato il futuro nel film, come “un labirinto di dettagli meccanici che coprono un’architettura poco riconoscibile producendo una sovrapposizione di stili ….. retro-deco” – è perfettamente postmoderna e inibirà qualsiasi descrizione successiva del futuro.

 

luglio 21, 2006

«Che cosa sia il bello io non lo so» – 1500

Filed under: Architettura, Arte — π@3κ @ 7:29 pm

Durer, autoritrattoAlbrecht Dürer (Norimberga 1471, 1528)
Autoritratto 1498

ma… «Un giudizio su una bella forma è più attendibile se proviene da un pittore che ha una conoscenza dell’arte, piuttosto che se proviene da coloro che sono guidati esclusivamente dal gusto istintivo» . «Che ognuno guardi dentro di sé, che l’inclinazione non gli acciechi il giudizio, poiché soltanto un uomo istruito nelle cose d’arte può indicare la ragione per cui una forma è più bella di un’altra».
«Si prende qualcosa di buono da molte cose belle, come miele raccolto da molti fiori».
«colui che sostiene il suo punto di vista con l’aiuto della geometria, deve essere creduto da tutti» . La geometria è «la vera e propria base di tutta l’arte».
«La giusta proporzione porta alla bella linea e ciò non soltanto in un quadro, ma in tutte le cose che si possono creare modellandole».
«L’armonia di una cosa in relazione a un’altra, questo è il bello». « II troppo poco o il troppo possono rovinare tutto». «Guardatevi dagli eccessi».
A. DÙRER, Von der Malerei, manoscritto di Londra, in HEIDRICH, Albrecht Dùrers schriftlicher Nachlass

Per Dùrer, come del resto per tutti i pittori del Rinascimento italiano, il bello è ciò che è moderato e proporzionato.

Piet Mondrian

Filed under: Arte, De Stijl, Formazione — π@3κ @ 6:43 am

Pieter Cornelis Mondriaan (Amersfoort, Paesi Bassi 1872, New York 1944)

«Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.»

Guggenheim, New York, Mondrian 

«Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose… Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vero.»

luglio 20, 2006

“Ascoltare” la forma, 1926

Filed under: Architettura, Arte, Formazione — π@3κ @ 1:37 pm

V sinfonia

Wassily Kandinsky
Mosca 1866, Neuilly-sur-Seine 1944

Punto
Il punto geometrico è un’entità invisibile. Deve quindi essere definito come un entità immateriale. Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero. Ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono « umane ». Noi ci rappresentiamo questo zero — il punto geometrico – come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla. In questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame fra silenzio e parola.
Linea
La linea geometrica è un’entità invisibile. È la traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. Nasce dal movimento – e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico al dinamico. La linea è, quindi, la massima antitesi dell’elemento pittorico originario – il punto. La linea può essere precisamente definita come elemento secondario.
Superficie
Per « superficie di fondo » (SF) si intende la superficie materiale destinata ad accogliere il contenuto dell’opera. La SF schematica è delimitata da 2 linee orizzontali e da 2 verticali, che la definiscono come entità autonoma nel suo àmbito. Una volta data la caratterizzazione delle orizzontali e delle verticali, il suono fondamentale della SF deve apparire chiaro da solo: due elementi della quiete fredda e due elementi della quiete calda sono due suoni doppi della quiete, che determinano il suono tranquillo = oggettivo della SF. Il prevalere dell’una o dell’altra coppia, cioè il prevalere della larghezza o dell’altezza, determina, di volta in volta, il prevalere del freddo o del caldo nel suono oggettivo. Così i singoli elementi vengono immessi fin da principio in un’atmosfera più fredda o più calda; e questa condizione non può più essere eliminata completamente in seguito, neppure da un grandissimo numero di elementi opposti – questo è un dato di fatto che non si deve mai dimenticare. Naturalmente esso ci mette a disposizione molte possibilità di composizione. Per esempio, un cumulo di tensioni attive che aspirano verso l’alto su una SF piuttosto fredda (formato largo) « drammatizzerà » sempre queste tensioni in qualche misura, perché in questo caso l’impedimento ha una forza particolare. Questi impedimenti, se spinti oltre il limite, possono perfino condurre a sensazioni penose, anzi insopportabili. La forma più oggettiva della SF schematica è il quadrato — le due coppie di linee delimitanti hanno una uguale forza sonora. Freddo e caldo si compensano reciprocamente. La combinazione della SF più oggettiva con un unico elemento che porti anch’esso in sé il grado più alto di oggettività, ha per risultato una freddezza che somiglia alla morte – essa può valere come simbolo della morte.
da Punkt und Linie zu Flache (1926)

Composizione 8Composition VIII
1923 (140 Kb); Oil on canvas, 140 x 201 cm (55 1/8 x 79 1/8 in); Solomon R. Guggenheim Museum, New York

luglio 19, 2006

La forza poetica del non finito, 1530-33

Filed under: Arte, Formazione — π@3κ @ 1:51 pm

Prigione ridestantesi

Michelangelo Buonarrotti (Caprese, Arezzo 1475 – Roma 1564)

It is the poetic force of the so-called “unfinished” or rather the image of the tormented, growing form, the form within the material, that is reached with difficulty and recognises that this is a moment where Michelangelo extracts the “concept” from the marble that limits it with his “excessive precision”.

La forza poetica del cosiddetto «non-finito», cioè dell’immagine del tormentoso nascere della forma entro la materia, è tale che si giunge con difficoltà a riconoscere come questo sia un momento dell’operazione con cui Michelangelo arrivava a estrarre il «concetto» dal marmo che in sé lo circoscrive «col suo soverchio».

Prigione ridestantesi
Firenze, Accademia delle Belle Arti, 1530-33

luglio 18, 2006

“Diligite iustitiam qui iudicatis terram” – 1337/39

Filed under: Arte, Pillole, Urbanistica — π@3κ @ 2:51 pm

Allegoria del buon governoAmbrogio Lorenzetti (Siena 1285-1348)

Allegoria del Buon Governo
1337-39,  Palazzo Pubblico di Siena

contrapposta all’Allegoria del Cattivo Governo da un lato, con gli effetti che esso produceva (carestia, assassini, saccheggi, violenza, povertà, ecc.), l’Allegoria del Buon Governo rappresenta i suoi benefici effetti (città prospere, campagne coltivate, benessere, ricchezza, gioia, etc.).
Solo se l’amministrazione della cosa pubblica avviene su principi di giustizia sociale, il popolo trae beneficio dal governo pubblico.

luglio 17, 2006

Città ideale, 1470

Filed under: Arte, Formazione — π@3κ @ 7:36 pm

Piero della Francesca (Borgo San Sepolcro, Arezzo 1415/20-1492)
pfrancesca.jpg Città Ideale 1470, Palazzo Ducale, Urbino
Leon Battista Alberti (Genova 1406, Roma 1472)
C’è probabilmente la mano di Leon Battista Alberti, l’autore del «De Re Aedificatoria», dietro «La città ideale», il celebre e misterioso dipinto quattrocentesco, simbolo universalmente noto del classicismo e della perfezione formale raggiunta nell’architettura e nell’urbanistica rinascimentale. A provarlo è un disegno inedito, scoperto sotto la superficie pittorica del dipinto…
Il professor Gabriele Morolli sostiene la tesi che a realizzare il disegno sia stato Alberti in persona. «Le sue teorie – spiega Morolli – hanno influenzato molti dei massimi artisti dell’epoca, tra cui Piero della Francesca, al quale “La città ideale” è di solito attribuito. Ma in questo caso si va ben oltre la paternità mentale. Il disegno prefigura alla perfezione forme, volumi e prospettiva dell’intera rappresentazione rivelando l’opera non di un pittore, ma di un architetto come Alberti». Ma c’è di più: «Gli edifici rappresentati – aggiunge Morolli – non solo sono fedeli trascrizioni di architettura descritte nel trattato albertiano “De Re Aedificatoria”, ma citano anche note opere di Alberti, in particolare Palazzo Rucellai e la facciata di Santa Maria Novella a Firenze, il tempio Malatestiano a Rimini. Niente ci proibisce dunque di pensare che Alberti abbia realizzato il disegno e che altri lo abbiano colorato».
(Corriere della Sera 23 febbraio 2006)

Three Wings, 1971

Filed under: Arte, New York — π@3κ @ 7:30 pm

Alexander Calder (Pennsylvania 1898, New York 1976)
Attorno le torri gemelle
WTC Stabile (Bent Propeller) era davanti al World Trade Center

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