Patrick Marini

agosto 23, 2006

Costruttivismo, il primo numero di “SA” – 1926

Filed under: Costruttivismo, Formazione — π@3κ @ 6:59 pm

Sovremennaja Architektura - 1926

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agosto 6, 2006

Elenco delle funzioni – 1979

Filed under: Zevi — π@3κ @ 12:57 pm

Bruno Zevi (Roma 1918, 2000) architetto, storico e critico di architettura
da “Il Linguaggio Moderno dell’Architettura, guida al codice anticlassico” piccola biblioteca Einaudi, 1979

Prima invariante del linguaggio moderno dell’architettura: L’elenco come metodologia progettuale
Blade Runner di Ridley Scott 1982
Blade Runner, Ridley Scott 1982 Principio genetico del linguaggio moderno, compendia in sé tutti gli altri. Segna la linea di demarcazione etica ed operativa tra coloro che parlano in termini attuali e i ruminanti delle lingue morte: ogni errore, involuzione, blocco psicologico, arrugginimento mentale in sede di progettazione è riconducibile, senza eccezioni, al mancato rispetto di questo principio. Si tratta quindi di un’invariante basilare del codice contemporaneo.
   L’elenco implica il disfacimento e la ripulsa critica delle regole classiche, cioè degli «ordini», degli a priori, delle frasi fatte, delle convenzioni di qualsiasi origine e genere. Nasce da un atto eversivo di azzeramento culturale che induce a rifiutare l’intero bagaglio delle norme e dei canoni tradizionali, a ricominciare da capo, come se nessun sistema linguistico fosse mai esistito, e dovessimo costruire, per la prima volta nella storia, una casa o una città.
   Cardine etico, prima che operativo. Infatti, occorre spogliarsi, con tremendo sforzo e immensa felicità, dai tabù culturali di cui siamo eredi, individuandoli in noi stessi e dissacrandoli, uno per uno. Per l’architetto moderno, tabù paralizzanti sono i dogmi, le consuetudini, le inerzie, gli strascichi accumulati durante secoli di classicismo. Negando e annientando ogni modello istituzionalizzato, egli si libera dall’idolatria. Ricostruisce, rivive il processo di formazione e sviluppo dell’uomo, e constata che, nel corso dei millenni, gli architetti hanno più volte azzerato la scrittura figurale, cancellando ogni precetto grammaticale e sintattico.

Il classicismo, antico o pseudo-moderno, inscatola le funzioni umane coartandone la specificità; poi sovrappone e giustappone le scatole, in modo da formare uno scatolone edilizio. L’elenco risemantizza i volumi e, raggruppandoli, ne tutela l’individualità.

luglio 23, 2006

Yale Center for British Art – 1969

Filed under: Formazione, Kahn — π@3κ @ 10:09 am

Louis Isidore Kahn (Saaremaa, Estonia 1901, New York 1974)
Yale Center for British Art, esterno
Yale Center for British Art, interno
Yale Center for British Art, interno

Essenziale, poco e necessario – 1916

Filed under: Architettura, Formazione, Tessenow — π@3κ @ 9:00 am

Heinrich Tessenow (Rostock 1876 – Berlin 1950)
da Hausbau und dergleichen, 1920

al lavoro

Se oggi vogliamo costruirci una nuova casa oppure arredarci un’appartamento o comunque se intendiamo occuparci seriamente di una cosa, che sia anche in una certa misura durevole, ci rendiamo subito conto che si tratta di un’operazione incredibilmente complicata; chiediamo consiglio a destra e a sinistra, eppure non riusciamo a trovare una soluzione conveniente; conosciamo ed amiamo quasi tutto, il molto antico e il molto moderno, il grosso e il sottile, ecc., e alla fine non sappiamo che cosa scegliere…
…Non vogliamo ne una cosa diritta ne storta, ne intelligente ne stupida, non la vogliamo ne grossolana ne raffinata, dobbiamo conoscere ogni cosa, così potremo prendere da tutto l’insieme soltanto ciò che è veramente essenziale e importante. Per poterci avvicinare il più possibile a ciò che è giusto dovremo essere sempre molto scrupolosi; nulla ci sarà tanto nemico quanto la superficialità, dovremo continuamente ripetere a noi stessi: se questo è necessario, che sia poco, ma che sia l’essenziale da ogni punto di vista.” (Vienna 1916)

Ordine, correttezza, semplicità e chiarezza – 1920

Filed under: Architettura, Tessenow — π@3κ @ 8:54 am

Heinrich Tessenow (Rostock 1876 – Berlin 1950)
da Hausbau und dergleichen, 1920

La Chiarezza e la semplicità nel lavoro artigianale ….Se ci chiediamo quali valori sono riconosciuti oggi, di comune accordo, come i più positivi e esemplari, daremo probabilmente il primo posto all’ordine; in genere siamo di parere discorde quando si tratta di decidere se il mondo debba essere triste o lieto, storto o diritto, ecc., ma desideriamo sempre, unanimemente, che sia il più ordinato possibile. L’ordine, visto in una determinata prospettiva, può anche sembrare una cosa di secondaria importanza; capita però raramente, o meglio, non capita mai che il fine a cui aspiriamo sia il disordine.
Mostreremo sempre di preferire quei lavori che nell’aspetto rispondono a un’esigenza di correttezza, sia che si tratti della pavimentazione di una strada che dei nostri mobili o dei vestiti o delle stoviglie di cucina, ecc. E quando avanziamo l’esigenza che la convivenza e la collaborazione con il prossimo siano caratterizzati da un comportamento corretto, riconosciamo implicitamente come l’ordine sia un elemento fondamentale per dei rapporti reciproci positivi. Di conseguenza esso è anche un ottimo strumento per capire il cosa e il come del nostro lavoro quotidiano o artigianale.

… Così come è abbastanza generalizzata l’esigenza di un ordine nelle cose che ci circondano, ci è altrettanto essenziale la semplicità e la chiarezza del nostro pensare e del nostro sentire. Tutto questo dovrebbe avere come conseguenza l’esigenza che «ogni nostro lavoro quotidiano o artigianale sia ordinato non solo da un punto di vista pratico, ma anche sul piano formale e su quello del suo significato»

La ripetizione – 1920

Filed under: Architettura, Tessenow — π@3κ @ 8:42 am

Heinrich Tessenow (Rostock 1876 – Berlin 1950)
da Hausbau und dergleichen, 1920

“L’ORDINE … I ricchi e i potenti non amano la ripetizione; essa è lostrumento dei semplici. Spesso noi crediamo che insistendo nella ripetizione si ottenga un effetto di povertà; ma non è detto che sia così; la ripetizione produce in certi casi un’impressione forte e ricca, per esempio:

«tutto è buio,
tutto è fosco,
quando il mio amore non è con me,
io credevo ch’ella mi amasse,
ma no
ma no
ma no
ma no
ella mi odia».

La forte impressione che suscita qui il «ma no» potrebbe forse essere raggiunta anche con altre parole; ma si deve osservare che in questo caso la ripetizione della semplice negazione risveglia sentimenti non solo molto forti, ma anche ricchi e complessi; l’espressione «ma no» diventa qui, soltanto attraverso la ripetizione, lamento, disperazione, angoscia, ecc. …”

Tessenow, pergolato di casa padronale

luglio 22, 2006

Blade Runner – 1982

Filed under: Arte, Formazione, Mondo che cambia, Urbanistica — π@3κ @ 1:04 pm

di Ridley Scott

LOS ANGELES, NOVEMBER 2019 .. Roy: I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time like tears in rain. Time to die.
brunner3.jpg

brunner.jpg

i corridoi fra i grattacieli, i luminosi neon rossi, i mix di imbottiture anni Quaranta e lo splendore high-tech giapponese descritti da Syd Mead, che ha visualizzato il futuro nel film, come “un labirinto di dettagli meccanici che coprono un’architettura poco riconoscibile producendo una sovrapposizione di stili ….. retro-deco” – è perfettamente postmoderna e inibirà qualsiasi descrizione successiva del futuro.

 

luglio 21, 2006

«Che cosa sia il bello io non lo so» – 1500

Filed under: Architettura, Arte — π@3κ @ 7:29 pm

Durer, autoritrattoAlbrecht Dürer (Norimberga 1471, 1528)
Autoritratto 1498

ma… «Un giudizio su una bella forma è più attendibile se proviene da un pittore che ha una conoscenza dell’arte, piuttosto che se proviene da coloro che sono guidati esclusivamente dal gusto istintivo» . «Che ognuno guardi dentro di sé, che l’inclinazione non gli acciechi il giudizio, poiché soltanto un uomo istruito nelle cose d’arte può indicare la ragione per cui una forma è più bella di un’altra».
«Si prende qualcosa di buono da molte cose belle, come miele raccolto da molti fiori».
«colui che sostiene il suo punto di vista con l’aiuto della geometria, deve essere creduto da tutti» . La geometria è «la vera e propria base di tutta l’arte».
«La giusta proporzione porta alla bella linea e ciò non soltanto in un quadro, ma in tutte le cose che si possono creare modellandole».
«L’armonia di una cosa in relazione a un’altra, questo è il bello». « II troppo poco o il troppo possono rovinare tutto». «Guardatevi dagli eccessi».
A. DÙRER, Von der Malerei, manoscritto di Londra, in HEIDRICH, Albrecht Dùrers schriftlicher Nachlass

Per Dùrer, come del resto per tutti i pittori del Rinascimento italiano, il bello è ciò che è moderato e proporzionato.

De Stijl – 1917

Filed under: De Stijl, Formazione, Zevi — π@3κ @ 10:21 am

Vilmmos Huszar, disegnatore (1917) della copertina delle prime annate di “De Stijl”. “Come in architettura, è lo spazio vuoto che produce l’effetto maggiore”

destijl.gifQuarta invariante: sintassi della scomposizione quadridimensionale
De Stijl, unico tentativo di elaborare un codice per l’architettura moderna, propugnò un’operazione rigorosa, generalizzabile. Se il problema consiste nel disfare il blocco prospettico, dobbiamo anzitutto sopprimere la terza dimensione, decomponendo la scatola, scindendola in lastre. Non più volumi. Una stanza? No, sei piani: il soffitto, quattro pareti, il pavimento. Scollando le giunture, emancipiamo i setti, la luce penetra negli angoli già bui, lo spazio si anima. È l’uovo di Colombo, ma un decisivo avvio alla libertà architettonica. La cavità rimane cubica ma, così illuminata, appare completamente diversa.
Prolunghiamo il ragionamento. I setti sono ormai indipendenti, possono sconfinare dal perimetro della vecchia scatola, estendersi, alzarsi o abbassarsi, valicare i limiti che separavano fin qui l’interno dall’esterno. La casa, la città può trasformarsi in un panorama di lastre blu, gialle, rosse, bianche e nere, come sognava Mondrian. Smembrata la scatola, i piani non ricomporranno più volumi finiti, contenitori di spazi finiti; anzi, fluidificheranno gli ambienti agganciandoli e incastrandoli in un discorso continuo. Alla staticità del classicismo subentra una visione dinamica, temporalizzata o, se si vuole, quadridimensionale.
La sintassi De Stijl avrebbe potuto alimentare il linguaggio per decenni; dalle lastre si sarebbe passati a superfici curve, ondulate, a forme libere, ricche di innumeri alternative negli snodi. Gli architetti invece non capirono, e abbandonarono il codice neoplastico senza averlo esplorato. (pag 36)
(Bruno Zevi “Il Linguaggio Moderno dell’Architettura, guida al codice anticlassico” piccola biblioteca Einaudi 214, 1979) 

Poltrona rosso-blu – 1917

Filed under: De Stijl, Formazione — π@3κ @ 9:42 am

Gerrit Thomas Rietveld (Utrecht 1888, Utrecht 1964)

Poltrona rosso-blu

Basilica di Vicenza – 1549

Filed under: Formazione, Palladio — π@3κ @ 9:31 am

Andrea Palladio (Padova 1508, Maser 1580)

Ricostruzione delle Logge della Basilica di Vicenza in sostituzione di quelle quattrocentesche edificate da Domenico di Venezia. Il progetto del Palladio ha la meglio su una concorrenza decisamente agguerrita (erano stati fra gli altri consultati Serlio, Sansovino, Sanmicheli, Giulio Romano). Da allora le nobili famiglie vicentine e veneziane si contenderanno l’attività del Palladio

Basilica di Vicenza

Teatro Olimpico – 1585

Filed under: Formazione, Palladio — π@3κ @ 8:29 am

Andrea Palladio (Padova 1508, Maser 1580)
Teatro Olimpico, Vicenza; iniziato nel 1580 e portatoa termine mel 1585

Teatro Olimpico, scena

Villa Barbaro – 1560

Filed under: Formazione, Palladio — π@3κ @ 8:21 am

Andrea Palladio (Padova 1508, Maser 1580)
Villa Barbaro, Maser (Treviso) terminata intorno al 1560

Libro Secondo
Villa Barbaro, prospetto
Villa Barbaro, corpo centrale
Villa Barbaro, fontana
Villa Barbaro, pianta
Villa Barbaro, porticato
Villa Barbaro, meridiana
 

Piet Mondrian

Filed under: Arte, De Stijl, Formazione — π@3κ @ 6:43 am

Pieter Cornelis Mondriaan (Amersfoort, Paesi Bassi 1872, New York 1944)

«Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.»

Guggenheim, New York, Mondrian 

«Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose… Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vero.»

luglio 20, 2006

“Ascoltare” la forma, 1926

Filed under: Architettura, Arte, Formazione — π@3κ @ 1:37 pm

V sinfonia

Wassily Kandinsky
Mosca 1866, Neuilly-sur-Seine 1944

Punto
Il punto geometrico è un’entità invisibile. Deve quindi essere definito come un entità immateriale. Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero. Ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono « umane ». Noi ci rappresentiamo questo zero — il punto geometrico – come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla. In questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame fra silenzio e parola.
Linea
La linea geometrica è un’entità invisibile. È la traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. Nasce dal movimento – e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico al dinamico. La linea è, quindi, la massima antitesi dell’elemento pittorico originario – il punto. La linea può essere precisamente definita come elemento secondario.
Superficie
Per « superficie di fondo » (SF) si intende la superficie materiale destinata ad accogliere il contenuto dell’opera. La SF schematica è delimitata da 2 linee orizzontali e da 2 verticali, che la definiscono come entità autonoma nel suo àmbito. Una volta data la caratterizzazione delle orizzontali e delle verticali, il suono fondamentale della SF deve apparire chiaro da solo: due elementi della quiete fredda e due elementi della quiete calda sono due suoni doppi della quiete, che determinano il suono tranquillo = oggettivo della SF. Il prevalere dell’una o dell’altra coppia, cioè il prevalere della larghezza o dell’altezza, determina, di volta in volta, il prevalere del freddo o del caldo nel suono oggettivo. Così i singoli elementi vengono immessi fin da principio in un’atmosfera più fredda o più calda; e questa condizione non può più essere eliminata completamente in seguito, neppure da un grandissimo numero di elementi opposti – questo è un dato di fatto che non si deve mai dimenticare. Naturalmente esso ci mette a disposizione molte possibilità di composizione. Per esempio, un cumulo di tensioni attive che aspirano verso l’alto su una SF piuttosto fredda (formato largo) « drammatizzerà » sempre queste tensioni in qualche misura, perché in questo caso l’impedimento ha una forza particolare. Questi impedimenti, se spinti oltre il limite, possono perfino condurre a sensazioni penose, anzi insopportabili. La forma più oggettiva della SF schematica è il quadrato — le due coppie di linee delimitanti hanno una uguale forza sonora. Freddo e caldo si compensano reciprocamente. La combinazione della SF più oggettiva con un unico elemento che porti anch’esso in sé il grado più alto di oggettività, ha per risultato una freddezza che somiglia alla morte – essa può valere come simbolo della morte.
da Punkt und Linie zu Flache (1926)

Composizione 8Composition VIII
1923 (140 Kb); Oil on canvas, 140 x 201 cm (55 1/8 x 79 1/8 in); Solomon R. Guggenheim Museum, New York

luglio 19, 2006

La forza poetica del non finito, 1530-33

Filed under: Arte, Formazione — π@3κ @ 1:51 pm

Prigione ridestantesi

Michelangelo Buonarrotti (Caprese, Arezzo 1475 – Roma 1564)

It is the poetic force of the so-called “unfinished” or rather the image of the tormented, growing form, the form within the material, that is reached with difficulty and recognises that this is a moment where Michelangelo extracts the “concept” from the marble that limits it with his “excessive precision”.

La forza poetica del cosiddetto «non-finito», cioè dell’immagine del tormentoso nascere della forma entro la materia, è tale che si giunge con difficoltà a riconoscere come questo sia un momento dell’operazione con cui Michelangelo arrivava a estrarre il «concetto» dal marmo che in sé lo circoscrive «col suo soverchio».

Prigione ridestantesi
Firenze, Accademia delle Belle Arti, 1530-33

luglio 18, 2006

Architettura e natura – 1570

Filed under: Architettura, Palladio, Pillole — π@3κ @ 3:09 pm

Andrea Palladio (Padova 1508, Maser 1580)
I Quattro Libri dell’Architettura, in Venetia, Appresso Dominico de’ Franceschi. 1570 

Dico adunque, che essendo l’Architettura (come ancho sono tutte le altre arti) imitatrice della Natura; niuna cosa patisce, che aliena et lontana sia da quello, che essa Natura comporta.

I Quattro Libri dell'Architettura, I, XX De Gli Abusi, pag 51

“Diligite iustitiam qui iudicatis terram” – 1337/39

Filed under: Arte, Pillole, Urbanistica — π@3κ @ 2:51 pm

Allegoria del buon governoAmbrogio Lorenzetti (Siena 1285-1348)

Allegoria del Buon Governo
1337-39,  Palazzo Pubblico di Siena

contrapposta all’Allegoria del Cattivo Governo da un lato, con gli effetti che esso produceva (carestia, assassini, saccheggi, violenza, povertà, ecc.), l’Allegoria del Buon Governo rappresenta i suoi benefici effetti (città prospere, campagne coltivate, benessere, ricchezza, gioia, etc.).
Solo se l’amministrazione della cosa pubblica avviene su principi di giustizia sociale, il popolo trae beneficio dal governo pubblico.

Manhattan

Filed under: Formazione, New York, Urbanistica, Viaggi — π@3κ @ 1:08 pm

Manhattan1982
Manhattan 1979
Woody Allen, Marshall Brickman

“Chapter one. ”

“He adored New York City.
He idolised it all out of proportion. ”

Uh, no. Make that “He romanticised it
all out of proportion. ”

“To him,
no matter what the season was,

this was still a town
that existed in black and white

and pulsated to the great tunes
of George Gershwin. ”

Uh… no. Let me start this over.

“Chapter one. ”

“He was too romantic about Manhattan,
as he was about everything else. ”

 “He thrived on the hustle, bustle
of the crowds and the traffic. ”

“To him, New York
meant beautiful women

and street-smart guys
who seemed to know all the angles. ”

Ah, corny. Too corny
for a man of my taste.

Let me… try and make it more profound.

“Chapter one. He adored New York City. ”

“To him, it was a metaphor
for the decay of contemporary culture. ”

“The same lack of integrity to cause so
many people to take the easy way out…

… was rapidly turning the town
of his dreams…”

No, it’s gonna be too preachy. I mean,
face it, I wanna sell some books here.

“Chapter one. He adored New York City,

although to him it was a metaphor
for the decay of contemporary culture. ”

“How hard it was to exist in a society
desensitised by drugs, loud music,

television, crime, garbage…”

Too angry. I don’t wanna be angry.

“Chapter one. ”

“He was as tough and romantic
as the city he loved. ”

“Behind his black-rimmed glasses was
the coiled sexual power of a jungle cat. ”

I love this.

“New York was his town
and it always would be. “

Coney Island

Filed under: New York — π@3κ @ 12:52 pm

Coney Island1982
Annie Hall – 1977
Woody Allen & Marshall Brickman

ALVY 
(His head still down) 
The universe is expanding.DOCTOR 
The universe is expanding?

ALVY 
(Looking up at the doctor) 
Well, the universe is everything, and if 
it’s expanding, someday it will break apart 
and that would be the end of everything!

Disgusted, his mother looks at him.

MOTHER 
(shouting) 
What is that your business? 
(she turns back to the doctor) 
He stopped doing his homework.

ALVY 
What’s the point?

MOTHER 
(Excited, gesturing with her hands) 
What has the universe got to do with it?  
You’re here in Brooklyn!  Brooklyn is not 
expanding!

DOCTOR 
(Heartily, looking down at Alvy) 
It won’t be expanding for billions of years 
yet, Alvy.  And we’ve gotta try to enjoy 
ourselves while we’re here.  Uh?

He laughs.

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