Patrick Marini

dicembre 4, 2006

Una città progettata insieme ai cittadini

Filed under: Urbanistica — π@3κ @ 7:47 am

La Repubblica, ed. Bologna, 21/11/2006
di Paola Bonora e Pierluigi Cervellati

Da anni utilizziamo metafore che recepiscono la diffusione del fenomeno urbano: sprawl, controurbanizzazione, città dispersa, città diffusa, città infinita. Uno sfaldamento della città che ha messo in crisi l´idea stessa di città e ha portato persino a negare il persistere della polis. Che ha infatti perso sia i connotati, l´identità di “luogo”, che il senso di comunità solidale. Non c´è più “città”. Si è dispersa nel territorio ex agricolo senza carattere, specificità.

E´ saltata non solo la forma urbis ma, in un gioco semiotico di rispecchiamenti, il territorio della convivenza, delle aggregazioni sociali, della vivibilità. A Bologna come altrove. Il territorio assediato. Per assenza di pianificazione. Soffocato per invadenza della “bolla” edilizia.

La mancanza di un progetto a Bologna e in Emilia è particolarmente preoccupante. (La revisione in essere degli strumenti urbanistici si basa solo sulle nuove quote di edilizia residenziale da realizzare – oltre a quelle tutt´altro che modeste contenute nei piani vigenti – e su infrastrutture atte a favorire la motorizzazione privata).

Si ignora il problema dell´area metropolitana. Manca la presa d´atto (fattuale e non solo astratta) che natura e struttura della città sono cambiate. Che il suo aggregato fisico si è dilatato ben oltre i confini comunali. Che i suoi abitanti si sono dispersi nei paesi e nelle campagne e che chi la frequenta e usa non è più il cittadino di un tempo.

Questioni talmente note che ribadirle annoia. Ma che non trovano coerenti politiche territoriali. Soluzioni adeguate. La Regione tace da anni. (Sull´assetto del territorio, esiste ancora?).

La capacità di controllo della Provincia si è dimostrata fallimentare. Il Comune si è isolato all´interno dei suoi confini. Per paradosso si attende dal governo centrale una decisione che dovrebbe invece appartenere prima di tutto alle politiche locali. Qui sta l´errore di fondo. Attribuire all´area metropolitana un esclusivo ruolo infrastrutturale e di strumento di captazione di finanziamenti pubblici. Una logica di subalternità dal centro che fa poco onore alla capacità emiliana di autodeterminazione e innovazione istituzionale e mette in luce la scarsa consapevolezza politica dei problemi complessi dell´area vasta. Che non attengono le elargizioni del centro, ma scelte politiche in direzione di nuovi modelli di decisione e di rappresentanza locale.

Sino a che non si trova il modo di coinvolgere i cittadini metropolitani nelle scelte la situazione rimarrà ingovernabile, di disagio, dissenso, malessere. I cittadini metropolitani debbono contribuire all´elaborazione di un progetto innovativo in grado di definire un giusto assetto del territorio. Ma il desiderio di partecipazione espresso da associazioni, comitati, gruppi civici viene accantonato o costretto entro contenitori fittizi. Uno spreco di risorse sociali, di idee e progettualità preziose invece per uscire da una fase avvilente di declino e di perdita del senso di appartenenza al proprio territorio.

Il tema della “città di città”, della irrinunciabile revisione statutaria delle Circoscrizioni, della creazione di nuovi municipi federati viene svilito ad artificio retorico privo di operatività. Nulla si sta facendo per ridare significato al vivere metropolitano. Urge una riforma delle rappresentanze e dei processi di decisione che sappia tenere conto dei contributi che la società può offrire e li traduca in effettiva potestà, rinunciando ad alcune prerogative in favore di un reale decentramento capace di riformare la città come “città-di-città” del terzo millennio.

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