Patrick Marini

ottobre 4, 2006

Non accetto !

Filed under: Mondo che cambia, Urbanistica — π@3κ @ 6:25 am

“Dobbiamo ricominciare dai singoli e da piccole minoranze, da formiche pazienti e da asini testardi …”

Goffredo Fofi, “Da pochi, a pochi; appunti di sopravvivenza”, Eléutera ed., Milano, 2006.

“Che fare? L’eterna domanda. Le mutazioni ci travolgono e cambiano il mondo senza quasi che ce ne accorgiamo. La politica è diventata pratica di occupazione delle istituzioni e dei luoghi di potere da parte di gruppi che si accusano vicendevolmente di corruzione… i movimenti nascono e muoiono velocissimamente e mandano i loro leader in parlamento… il terzo settore, il volontariato e le ong pensano al benessere proprio più che a quello di chi dovrebbero assistere… i media sporcano tutto ciò che toccano e aumentano la confusione e la dipendenza dal «sistema»… Goffredo Fofi, bastian contrario di sempre, cerca i modi per capire e districarsi, cerca le strade per reagire a questa immane confusione di idee, nel rifiuto di considerare separati il pensiero e l’azione, la teoria e la prassi. Cosa possono le minoranze? quali sono oggi quelle «frequentabili»? come trasmettere ad altri i valori e l’esempio di quelle più degne, di ieri e di oggi? come gridare nelle circostanze attuali il nostro “non accetto”? cosa trasmettere agli altri delle nostre acquisizioni? e come?”

questo il risvolto di copertina di un libretto di poche pagine, lucidissimo e illuminante nel quale Fofi affronta l’Italia di oggi: quella degli assessori alla cultura e degli omonimi ministri, “i peggiori nemici della cultura … che passano il tempo a inventare occasioni di festa, che chiamano cultura” … quella della “bruttezza che non svanirà” nonostante l’opulenta rincorsa all’apparenza … quella dove, insieme alla Bellezza, è sparito anche il silenzio … quella dove una sedicente cultura “media” ci assedia attraverso una pervasiva “miseria dell’immaginario”… ove merce e arte si scambiano i ruoli …

“La bruttezza non svanirà neanche dall’ambiente. Le città si sono trasformate in garage ad autopiste (diceva Carlo Levi: la strada è la casa degli italiani; quanti secoli fa?) I centri storici, lavati e sciacquati pietra per pietra, e invasi da venditori di ninnoli tutti uguali da Firenze a Katmandu passando per New York e per Adelaide e magari anche per Macondo e Donogoo-Tonke e la contea di Yoknapatawpha. Musei dovunque e dovunque turisti. E i pub al posto delle osterie, i MacDonald’s al posto delle trattorie, delle latterie, delle friggitorie. Tutti uguali, ma tutti acchittati, disegnati da architetti DOC – o meglio: da scenografi zeffirelliani alla Gae Aulenti, stupratrice di storiche piazze, da creatori di luci alla Storaro che illuminano di broadwayano sublime i monumenti famosi, da architetti giapponesi e milanesi scatenati nell’invenzione speciale e nella pretesa di unicità, un pezzo dell’immensa rete collettiva di quella bischeraggine yankee che ha travolto il pianeta.” …

“ … si ha bisogno, in arte, di un radicalismo non gratuito, e di un’assunzione di responsabilità alte e maggiori – mentre invece ciò che si continua a propinare sono pasticcini mielati, meschine malinconie, finte denunce, effetti speciali, fantasie morbose, spettacolarizzazioni del male, eccitanti anestetici, droghe e cose simili” …

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