Patrick Marini

settembre 26, 2006

Decrescita, meglio se felice

Filed under: Mondo che cambia — π@3κ @ 7:59 am

Esce in questi giorni “La Decrescita Felice”, il nuovo libro di Maurizio Pallante – Editori Riuniti

La decrescita è un’idea in fieri e forse un po’ rozza e perfettibile ma, comunque la si voglia mettere, è una realtà che abbiamo davanti. E’ qualcosa che subiremo che ci piaccia o no. Paesi come la Russia e l’Etiopia ci sono già passati attraverso; quelli che l’hanno subita dicono che non è stata una cosa piacevole, anzi che è stata un vero disastro. Bisogna cominciare a prepararsi, certo, ma non sarà una cosa piacevole.

Nella decrescita descritta dal Pallante – basata sulla sobrietà, filiera corta, prodotti di prossimità, autoproduzione, no SUV e quant’altro – c’è però la speranza, cosa importante da infondere alla gente per farla cambiare. O almeno provarci.

Si parla di un mondo in cui la gente produrrà pomodori nel proprio giardino invece che comprarli al supermercato, trasformandosi un po’ in Hobbit della foresta; combattendo contro la malvagità della mercificazione della società industriale. L’idea, dell’ auto produzione dei pomodori non è particolarmente difficile né faticosa, disponendo dello spazio necessario, ed è anche molto rilassante e soprattutto istruttivo per ciò che concerne i cicli della natura e tutto ciò che ne consegue, ad esempio in termini di gestione dei rifiuti. Per non dire dell’appagamento psicologico che può dare il fatto di prodursi delle cose, in un mondo in cui la sempre maggiore frammentazione del lavoro genera spesso frustrazione derivante dal non vedere gli effetti del proprio lavoro.

Certo è che se le masse inurbate nelle nostre sovraffollate città non hanno fisicamente lo spazio per prodursi la verdura (e dio non voglia che inizino a spargersi per le campagne) e il consumatore medio praticherebbe l’agricoltura nello stesso modo in cui fa tutto il resto, a colpi di diserbanti, insetticidi e concimi chimici, vanificando buona parte dell’aspetto didattico della cosa.

La contrapposizione tra beni e merce, fatta dal Pallante, va alla radice di molti dei mali della società industriale. Ovviamente l’autoproduzione di verdura non può essere che un tassello della transizione (speriamo morbida) alla società post-industriale. E’ però indubbiamente un modo facile di fornire una percezione del reale valore delle cose. E anche, se diffusa su larga scala, una scialuppa di salvataggio per il caso di improvvise crisi di approvvigionamento di combustibili fossili, come l’esperienza di Cuba ci insegna.

Frodo e i suoi compagni attraversavano la foresta umida e fredda rincorsi da orde di Orchi. Immagino che molti della compagnia soffrissero di reumatismi e che la sera, intorno al fuoco del campo, si domandassero “ma chi me l’ha fatto fare?” Ma alla fine hanno avuto una storia da raccontare, e hanno vissuto una vita piena e soddisfacente. Molto più degli hobbit rimasti nelle loro calde case della Contea

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