Patrick Marini

luglio 21, 2006

De Stijl – 1917

Filed under: De Stijl, Formazione, Zevi — π@3κ @ 10:21 am

Vilmmos Huszar, disegnatore (1917) della copertina delle prime annate di “De Stijl”. “Come in architettura, è lo spazio vuoto che produce l’effetto maggiore”

destijl.gifQuarta invariante: sintassi della scomposizione quadridimensionale
De Stijl, unico tentativo di elaborare un codice per l’architettura moderna, propugnò un’operazione rigorosa, generalizzabile. Se il problema consiste nel disfare il blocco prospettico, dobbiamo anzitutto sopprimere la terza dimensione, decomponendo la scatola, scindendola in lastre. Non più volumi. Una stanza? No, sei piani: il soffitto, quattro pareti, il pavimento. Scollando le giunture, emancipiamo i setti, la luce penetra negli angoli già bui, lo spazio si anima. È l’uovo di Colombo, ma un decisivo avvio alla libertà architettonica. La cavità rimane cubica ma, così illuminata, appare completamente diversa.
Prolunghiamo il ragionamento. I setti sono ormai indipendenti, possono sconfinare dal perimetro della vecchia scatola, estendersi, alzarsi o abbassarsi, valicare i limiti che separavano fin qui l’interno dall’esterno. La casa, la città può trasformarsi in un panorama di lastre blu, gialle, rosse, bianche e nere, come sognava Mondrian. Smembrata la scatola, i piani non ricomporranno più volumi finiti, contenitori di spazi finiti; anzi, fluidificheranno gli ambienti agganciandoli e incastrandoli in un discorso continuo. Alla staticità del classicismo subentra una visione dinamica, temporalizzata o, se si vuole, quadridimensionale.
La sintassi De Stijl avrebbe potuto alimentare il linguaggio per decenni; dalle lastre si sarebbe passati a superfici curve, ondulate, a forme libere, ricche di innumeri alternative negli snodi. Gli architetti invece non capirono, e abbandonarono il codice neoplastico senza averlo esplorato. (pag 36)
(Bruno Zevi “Il Linguaggio Moderno dell’Architettura, guida al codice anticlassico” piccola biblioteca Einaudi 214, 1979) 

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