Patrick Marini

luglio 15, 2006

La Città: crogiuolo delle spinte, dei sogni e delle illusioni degli uomini – 2006

Filed under: Mondo che cambia, Urbanistica — π@3κ @ 2:36 pm

di Mario Botta, Roma è per sempre (Il Messaggero 15 luglio 2006)

… Nessuno sa che cosa rappresenterà il futuro. Noi sappiamo pero – almeno io ho questa convinzione – che la città europea manterrà il suo primato rispetto al modello americano o asiatico in virtù di questa condizione straordinaria di valori che sono dati dalla storia e dalla memoria. Roma ne è il simbolo. Il territorio di memoria oggi è il territorio più problematico sul quale si confronta la città contemporanea. Rispetto a questo possiamo vedere tutte le carenze che le città europee in genere hanno sui problemi della grande densità e nuova complessità delle infrastrutture. 
Ma questo non vuol dire che Roma giochi un ruolo minore. A Roma oggi abbiamo qualche infrastruttura di servizio di meno. L’autostrada non arriva tangente la città come in altre metropoli. Però quando entriamo troviamo le grandi mura, il Colosseo, i Fori Imperiali, sentiamo una storia sedimentata attraverso migliaia di anni e ci rappacifichiamo anche con la cultura del nostro tempo. Dobbiamo fare attenzione a non creare un criterio di giudizio unicamente fondato sulle esigenze e sulle speculazioni del contemporaneo. Non è detto che una città debba unicamente funzionare bene. Altrimenti città nordiche come Stoccolma sarebbero il top della vita urbana. Abbiamo bisogno che le città funzionino ma per vincere quel sentimento terribile della solitudine per la quale la città è nata abbiamo bisogno di trovare i popoli estinti, di trovare la storia, la memoria, abbiamo bisogno di trovare il nostro territorio come un territorio che è appartenuto alle generazioni precedenti, a un passato. La nostra vita contemporanea magari si scontra e cresce malamente fuori ma questo resta un nucleo duro. 
Meglio una Roma che non funziona che una Las Vegas che funziona benissimo
La complessità della cultura del moderno impone più ostacoli, più mediazioni, non è possibile che un pezzo di città diventi espressione assoluto della volontà di un principe come succedeva allora. La città storica europea ha la capacità di rinascere in continuazione, è l’espressione formale della storia, l’espressione diretta della storia del proprio tempo e noi in continuazione ne reinventiamo l’uso dei significati. Cadono gli usi tecnici e funzionali, si rafforzano i significati simbolici, metaforici, ideali di cui noi abbiamo intensamente  bisogno. Noi non possiamo pensare alla città come una macchina unicamente tecnica e funzionale. Sarebbe un inferno. Vivere in una città dove le funzioni sono semplici e diventano dei servizi. Sarebbe il mondo alla Jacques Tati, dell’anonimato assoluto. Nella città noi rincorriamo delle presenze misteriose, rincorriamo il territorio della memoria di cui abbiamo immensamente bisogno per ricaricarci per la lotta del giorno successivo. 
Una delle ultime mode consolidate della cultura americana è la creazione di “autentiche” città false storiche. Dopo aver fatto i surrogati dei materiali e degli aromi siamo alla creazione dei surrogati della città. Penso che se dobbiamo ricorrere a un passato talmente passato che noi ne dichiariamo la falsità, vuol dire che lo spazio di vita dell’uomo non è più modellato sulla sola verità che da millenni connota l’architettura e lo spazio di vita: il fatto di essere sempre il testimone del proprio tempo. Arrivare a creare una città falsa significa esprimere dei lati perversi. Io vedo come pericolose le apologie di queste nuove megalopoli che nascono in modo molto accelerato perchè le grandi accelerazioni del moderno sono proporzionali all’oblio. In realtà: “io esisto perché mi ricordo”. 
La città è il crogiuolo delle spinte, dei sogni, anche delle illusioni degli uomini. Mi ha impressionato che gli americani hanno dichiarato di aver vinto la guerra in Iraq non quando hanno distrutto le vie di comunicazione, i pozzi petroliferi o hanno catturato il tiranno ma quando sono entrati a Baghdad senza resistenza. Perfino nell’ottica della strategia militare Baghdad con la sua storia, con la sua memoria, la sua cultura, con il suo segno ancestrale rappresentava per il potere la civiltà…
Sulla città dobbiamo fare attenzione: è giusto che la città europea, si evolva non si addormenti nel cancro del turismo. Ma bisogna fare attenzione a non buttare via con l’acqua sporca anche il bambino.

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