Patrick Marini

maggio 29, 2006

Il lusso della città: camminare liberi tra la folla

Filed under: Urbanistica — π@3κ @ 10:01 am

Affari e Finanza di Rosa Tessa

… “Le città hanno un metabolismo che se guidato nella giusta direzione le fa risorgere – dice Richard Burdett – Le città si possono correggere ma bisogna riconnettere l’architettura e la gestione politica”.

Richard Burdett, curatore della decima edizione della Biennale di architettura di Venezia, fa il punto sullo sviluppo globale dei grandi centri; negli ultimi nove mesi ha viaggiato ininterrottamente per rilevare lo stato di salute di sedici megalopoli e ha deciso che il mondo è diviso a metà: da una parte gli insediamenti urbani con crescita tumultuosa e dall’altra quelli in declino. “Adesso in Europa si predilige la qualità della vita”

I1 mondo visto dall’alto è diviso a metà. Da una parte le città con una crescita demografica esponenziale e dall ‘altra quelle in declino, che si rimpiccioliscono. A dividere il globo in due è l’architetto Richard Burdett, cinquant’anni, metà italiano e metà inglese sia di sangue che di cultura. Insegna pianificazione e architettura alla London School of Economics e su queste materie è consigliere del sindaco di Londra. Negli ultimi nove mesi ha viaggiato ininterrottamente per rilevare lo stato di salute di 16 megalopoli di cui riporterà una diagnosi accurata alla decima Biennale di architettura di Venezia, in scena dal 10 settembre al 1 9 novembre, di cui è il curatore. Di lui dicono che è simpatico, affidabile, diplomatico e soprattutto un lucido e appassionato studioso di città che ha sotto la sua lente da tanti anni. Ci sono dei malati gravi, ma anche chi è in perfetta forma. Ma Burdett la questione preferisce inquidrarla in un altro modo. Spiega che le grandi città del sud del mondo sono in continua espansione. Il contrario avviene in orientale le grandi città registrano il fenomeno inverso. Le grandi città del l’India, dell’Asia del sud, della Corea, del Giappone, ma anche dell’America del sud continueranno a crescere in modo esponenziale almenoperi prossimi vent’anni. Parliamo di città che hanno già 10 o 20 milioni di abitanti come Seul e Mexico City e che continuano a popolarsi. L’elenco di queste città immensamente popolate lascia a bocca aperta: Tokyo ha 35 milioni di abitanti, Città del Messico 19, New York 18, San Paolo 18, Mumbai 18, Shanghai 12, Los Angeles 12, II Cairo 11. E l’elenco continua.
Basti ricordare che oggi più della metà della popolazione, circa il 75 per cento vive nelle grandi città.
Nel nord del mondo le cose vanno al contrario. Dal Canada al Vecchio Continente, dalla Russia a gran parte .del l’Europa orientale le grandi città registrano il fenomeno inverso. E’ in atto un’emorragia. La gente abbandona le città alla ricerca di una migliore qualità della vita. «Le città del “nord” del mondo si svuotano perché non c’è più lavoro. Basti l’esempio di Detroit in America dove la Ford non fa più macchine — spiega Burdett — Lo stesso succede a Torino, un esempio di città che si sta reinventando. Ha capito che non poteva più competere con altre partì del mondo nel costo della manodopera e cerca altre strade. Lo stesso è successo a Barcellona e a Berlino». Le trasformazioni socio-economiche rappresentano una sfida per l’architettura. «Si pensi a Londra. La zona del porto, 40 chilometri di area in disuso da 20 anni, è stata trasformata con successo. Tutte le città che cambiano pelle hanno aree dismesse che, se ben trasformate, offrono grandi opportunità di sviluppo». Burdett non è pessimista sui destini delle grandi megalopoli che, molto spesso, invece, danno l’impressione di essere sull’orlo del collasso.
«Le città hanno un metabolismo che se guidato nella giùsta dirczione le fa risorgere dice — Le città si possono cor reggere. Mabisogna riconnet tere l’architettura e la gestione politica». E di Milano che ne pensa? «Mi sembra sia alla vigilia di una trasformazione ma bisogna vedere come viene gestito il cambiamento – risponde — II grande proble ma di Milano è quello della residenza. Ci sono almeno quattro grandi progetti: Santa Giulia, Fiera Milano, l’area Falck e lo sviluppo dell’area della Bicocca. L’importante e fare quartieri che siano veri quartieri, con case uffici, negozi, giardini. E che siano parte integrante della città. Altrimenti diventano ghetti, anche se di lusso, come succede a Johannesburg, a Città del Messico o in alcune città della West Coast americana».
Proprio Milano e Torino sono i due esempi che Burdett porterà alla Biennale. Non soloperché hanno in pancia tanti progetti, ma perché  insieme  costituiscono un’asse di cinque milioni di abitanti. Una delle poche aree italiane ad avere una massa critica tale per inserirla nella scala delle megalopoli internazionali che vengono portate  alla Biennale veneziana. «In Italia c’è ancora il grande lusso di camminare in mezzo alla gente e sentirsi sicuri – sottolinea Burdett e ricorda le parole di Richard Sannett, grande sociologo e urbanista contemporaneo che dice: “il grande lusso oggi nelle città è di poter camminare liberamente nella folla” — visto che invece in molte megalopoli andar da solo per strada non è possibile. Questo è il pericolo che corrono alcune città come Johannesburg, Santa Fé, Mexico city, San Paolo e Shanghai che tutte insieme arrivano all’incredibile somma di 100 milioni di persone». L’architettura in tutto questo? «Ci sono due modi di progettare nuove aree di una città: o integrandole con il resto o voltando le spalle, isolando. E l’architettura è molto importante: può spingere in una dirczione o in un’altra. Se l ‘architettura riesce a integrare le aree di una città, a farle comunicare, rende democratico un territorio e diventa un atto sociale». Mi fa degli esempi di città democratiche? «New York, Londra,Milano, Barcellona, Berlino sono città che hanno una forma fondamentalmente democratica, anche se poi ci può essere un conflitto sociale profondo»

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